Stefano Zacconi

L’amore per questa terra lo ha spinto a scrivere un nuovo stemmario. Carletto Genovese, autore di un altro prezioso armoriale, quello di Como, dove risiede, ha deciso di contribuire alla divulgazione dell’araldica civica della Provincia di Pavia.
Ricordo che, durante una visita alle bellezze della Certosa, si fermava davanti allo scudo del biscione visconteo tralasciando tutto il resto. Alla base della torre di Sartirana Lomellina, faceva scorrere le dita sulla sagoma del leone dello scudo in pietra. Mi chiedeva di riprodurglielo con un foglio e una matita. Era ammaliato dal drago legato all’albero di mele effigiato nello stemma di Zavattarello. Si alzava in punta di piedi per sfiorare il mascherone pavese raffigurato sulla lapide in memoria ai caduti di guerra, incastonata nella facciata dell’università.
Armato di macchina fotografica, di appunti, di fogli volanti, e di un poderoso raccoglitore, andava alla caccia degli stemmi. Chiedeva in Comune, qualche volta a delle impiegate che lo guardavano perplesse, di mostrargli l’emblema e il gonfalone e di consultare la documentazione disponibile.
Mi domandava, ad esempio, perché nello stemma di Giussago ci fosse una bandiera. Non avevo una risposta.
Quando aprì finalmente la busta dell’emblema comunale, mi chiamò direttamente da Roma. “Ma lo sai che la bandiera vuole simboleggiare il potente feudo di Marcignago?”, rimaneva sospeso e proseguiva sottovoce con: “almeno nelle intenzioni dello Studio Araldico”.
Immaginavo il solenne e austero silenzio dell’Archivio Centrale dello Stato. Dalle sue parole trasparivano tanta soddisfazione e un po’ di delusione. La prima per aver svelato la simbologia di uno stemma, la seconda, forse, per le aspettative che vi riponeva.
Lo spronavo sempre ad andare avanti, in ogni caso. C’era tutta la Provincia da scoprire. Bisognava intrecciare i riferimenti dei documenti e trovare un denominatore comune. L’araldica civica di Pavia stava iniziando ad avere una certa consistenza. Tolti dal buio dei faldoni, gli stemmi si coloravano, prendevano vita, raccontavano le loro storie, vedevano la luce e acquistavano voce autonoma.
Dalla fenomenologia al noumeno di kantiana memoria, l’autore ha percorso la via della conoscenza, tracciandone il cammino e rispettando formalmente la storia, consegnandoci un aspetto della Provincia di Pavia senza forzature o commenti superflui. Una descrizione asciutta di un’arte, seppure non avvalorata in molti casi dall’aspetto estetico, nella sua forma primigenia tramandata a noi proprio in quei segni totemici nei quali tutti noi ci imbattiamo ogni giorno.

 

Stefano Zacconi
Liceo Artistico Alessandro Volta, Pavia