Bruno Fracasso

Non è difficile farsi coinvolgere da questo rutilante mondo di colori e dalla ridda di immagini che ci corrono incontro da uno stemmario. Il mondo è uno stemmario.
Fino a quando non mi sono appassionato al mondo dell’araldica civica non mi era mai successo di confrontarmici. Poi ho cominciato ad alzare la testa ed ecco che mi sono apparsi migliaia di stemmi, voglia evidente di perpetuare, di riconoscere e di essere riconociuti.
È il mondo nascosto e affascinante della storia quello che balza fuori da scudi, elmi, corone, ruote da mulino, prodotti della terra o animali. È il nostro passato che rimane impresso, quasi imprigionato, su di una lastra di pietra o su di un foglio di carta. È la nostra voglia di scrivere il territorio, di marcare la presenza, di perpetuarci che ci fa impegnare risorse ed energie nella ricerca di un passato e di un presente da tradurre in immagini e colori.
E non è così serioso come potrebbe sembrare. Come spiegare altrimenti gli scudi sui quali i nomi dei paesi appaiono come dei rebus sopraffini, i cosiddetti stemmi parlanti? Come spiegare i messaggi nascosti nella foggia di un merlo di un castello, nell’apertura di una porta o in un motto?
Gli stemmi non sono altro che una parabola della vita quotidiana durante la quale a volte si vogliono mettere in evidenza delle cose, altre volte le si vogliono nascondere, altre ancora le si vogliono mostrare, ma celandole il più possibile. Gli stemmi sono un distillato della storia, della vita, degli umori, dei colori dei Comuni e di coloro che li abitano. Gli stemmi raccontano, ma, come la poesia, lasciano uno spazio immenso per chi vuole immaginare.

 

Bruno Fracasso
autore www.araldicacivica.it